Riflessioni

La chiesa del Nuovo Testamento. Le cose che non esistono

La chiesa del Nuovo Testamento    Le cose che non esistono   La società attuale - il mondo, come dice il Vangelo - si caratterizza per la voglia di esserci. Voglia che si traduce in brama di presenza, desiderio intenso di presenziare, gusto nel mettersi in evidenza. Perfino alcuni credenti cercano di essere. Si sforzano in ogni modo di esserci. Loro scopo precipuo è essere presenti, rendersi in ogni modo visibili. Beninteso, non si tratta della presenza umile della lampada che posta sul tavolo fa luce nella stanza. Nè si tratta della presenza del sale che, là dove si trova, conserva e purifica. Infatti la preghiera personale fatta "nella tua cameretta" non basta più. La preghiera comunitaria fatta dai "due o tre riuniti nel nome di Gesù Cristo" non è più sufficiente: siamo pochi, quindi ci scoraggiamo (sarebbe dunque il numero ad incoraggiare?). Ecco dunque che per poter esistere e pur di render se stessi esistenti e soprattutti visibili, si è disposti a fissare appuntamenti di preghiera persino... via internet. In rete la preghiera può finalmente - dopo duemila anni di attesa - diventare globale, forse addirittura cosmica. La fede diventa perciò internettistica, l'incontro con Dio mediato dallo strumento più potente, lo spazio cibernetico. Dinanzi ai megagalattici risultati della globalizzazione della fede, è evidente che anche l'evangelizzazione umile del discepolo o della credente che nella vita quotidiana sensibilizzano il vicino al Vangelo con qualche parola e un po' d'esempio non basta più. Anche l'opera della comunità che è tranquillamente presente sul proprio territorio come candelabro acceso in luogo oscuro per illuminare il prossimo, non è più sufficiente. Per avere più impatto, per ottenere maggiore visibilità - cioè per esserci, per esistere, per rendersi visibili - si pensa di dover rendere queste opere sistematiche, sistematizzate, metodiche, scientifiche. Bisogna creare perciò un marketing della fede, capace di rendere le testimonianze personali eccitanti, anzi plateali. Perchè in tal modo - si pensa - esse saranno più efficaci, più importanti, più reali, e soprattutto attireranno di più. La voglia di visibilità induce poi anche alla ricerca spasmodica dell'evento, alla vera e propria invenzione degli eventi. Anzi, tutto deve diventare evento. Si creano eventi. Li si escogita. Le cose più banali vengono ingrandite ad arte. Si dà loro importanza e visibilità. Le si fa esistere. Anche a costo di far diventare bianco l'Etiope e di fare di una mosca un elefante (Erasmo). Quanto agli eventi, guai a non esserci. Non li si può perdere. Bisogna esser presenti. Visibilmente presenti. Un trionfo di visibilità e presenzialismo. Stando così le cose, non è almeno strano che Dio abbia invece scelto "le cose che non sono per ridurre a nulla le cose che sono"? (1 Cor. 1,28). Non fa riflettere che Dio abbia davvero scelto le cose che agli occhi del mondo non contano nulla, che non esistono, per ridurre a nulla ciò che per il mondo conta tanto? Dio, evidentemente, dev'essere pazzo (1,25). Sapiente, invece, è chi brama esserci. Esserci a tutti i costi e in ogni modo. Così si dice. Così si fa.   © Riproduzione riservata 2010 R.T. - La chiesa del Nuovo Testamento. Le cose che non sono

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