Riflessioni

Fede di Maria

ROBERTO TONDELLI La fede fiduciosa che Maria di Nazaret nutriva Biblica 7 Oggi gli apostoli sono rari, sono tutti padreterni. (Alphonse Karr, 1808-1890) _____________________________________________________________________________________ © Roberto Tondelli - La fede fiduciosa che Maria di Nazaret nutriva - ottobre 2010 CHIESA DI CRISTO GESÙ LARGO G. MAMELI, 16A I - 00040 POMEZIA-ROMA (RM) www.chiesadicristopomezia.it www.chiesadicristoroma.it tel.: 339 577 3986 ROMA, OTTOBRE 2010 La fede fiduciosa che Maria di Nazaret nutriva Maggio è per il mondo cattolico il mese dedicato a Maria. Dopo il relativo silenzio mantenuto su Maria dal Concilio Vaticano II (1962-1965), da qualche decennio, ma soprattutto con papa Wojtyla, Maria è oggetto di un rinnovato culto fervido e i nostri amici cattolici la venerano con processioni speciali che si tengono appunto nel mese di maggio nei vari quartieri delle città. Come semplici discepoli di Cristo Gesù, attenendoci perciò alla sua parola ispirata da Dio, eterna, espressa nelle Scritture, vogliamo considerare l''esempio di Maria e ciò che lei ha da insegnarci ancor oggi con la sua fede fiduciosa. Nessuno infatti può dubitare che Maria fu donna di fede, nutrì verso Dio una fiducia salda, formata e informata alla luce di quella parola di Dio che apprendeva in sinagoga a Nazaret. Presentiamo qui alcuni spunti di riflessione in modo molto sintetico rispetto agli stessi aspetti su cui ci si intrattiene più diffusamente durante la meditazione condotta con continuità nell''arco di varie domeniche. [Si consiglia vivamente di leggere queste note seguendo sul testo biblico le citazioni riportate]. Una giovane turbata: Lc. 1,29a Il saluto di uno sconosciuto turba non poco la teenager (forse quindicenne o diciassettenne) ebrea di Nazaret, giovane promessa sposa a Giudeppe - ma per gli ebrei era già come fossero sposati. Ella è solita attendere alle riunioni della sinagoga di Nazaret. Qui tiene il suo posto fra le altre donne. Sia in sinagoga che altrove sta bene attenta a non entrare in contatto con uomini, tranne che con Giuseppe. È una giovane che ha imparato a credere grazie alle letture ascoltate in sinagoga e alle proprie riflessioni interiori. La fede come fiducia in Yahwè origina infatti dall''ascolto della parola di Dio, come ricorderà il rabbino Saulo-Paolo (Rom. 10,17). Maria ha fiducia nell''Eterno, ha fiducia in Giuseppe. Ma questa fiducia viene turbata dall''inatteso quanto strano saluto maschile. Una fiducia che domanda: Lc. 1,29b L''inviato dichiara Maria «favorita dalla grazia» divina e le assicura che il Signore stesso è «con» lei. La giovane si domanda però che cosa significhi un tale saluto. Per quanto fiduciosa, Maria non rinuncia a domandare. La fede fiduciosa è quella che sa anche porsi domande e le propone candidamente, senza remore. Una fede che chiede il significato delle cose è una fede che scandaglia il fondo delle cose per trovare un saldo ancoraggio. La fede fiduciosa non merita una risposta del tipo "devi credere perché è un mistero". Infatti l''inviato di Dio stima la domanda di Maria che ricerca il senso delle cose, e le fornisce una risposta adeguata (1,30 ss.). La fede fiduciosa merita risposte sensate. La «grazia» è libero dono di Dio. La fede è libera risposta della persona umana che ascolta e ubbidisce alla parola divina (oppure no). Una fiducia che sa ascoltare: Lc. 1.30 ss. Gabriele le illustra in poche parole il piano di Dio: concepirai, partorirai, tuo figlio sarà grande, sarà Figlio dell''Altissimo, siederà sul trono di Davide (= risorgerà, Atti 2,30 ss.) e il suo regno sarà eterno. Maria ascolta. Le parole dell''inviato le richiamano alla mente, attenta e informata, tutte le profezie ascoltate spesso in sinagoga. Di colpo riemergono in lei le parole di Mosè, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele... Per farsi solo una pallida idea della competenza scritturale di Maria occorre rileggere attentamente l''inno ispirato che lei scioglie in Lc. 1,46 ss. («L''anima mia magnifica il Signore...»). Questo inno è una sequenza di citazioni scritturali, di rinvii a profezie bibliche citate con appropriatezza; tutto è espresso con tipiche formule letterarie della Bibbia ebraica. Sulla base solida di questa sua competenza scritturale, Maria sta ad ascoltare le parole dell''inviato, medita, riflette, confronta. È la tipica attività mentale che non può non generare domande. Che belle persone dovettero essere le discepole e i discepoli del Signore che leggevano e ascoltavano la parola di Dio con semplicità di cuore! Non avevano timori di trasgredire qualche legge umana - molto umana - che vietasse la lettura della Scrittura o rinviasse le riflessioni, preferendo scampagnate e superficialità alla sobria meditazione sulla parola di Dio. La Scrittura stessa loda le persone che leggono, esaminano e giudicano ogni insegnamento alla luce della Scrittura (Atti 17,11). La lettura della parola di Dio, fatta con umiltà e preghiera, è la strada maestra per imparare a confidare in Dio. L''ignoranza delle Scritture può mai generare una fede genuina? Una fede che interroga: Lc. 1,34 «Come avverrà tutto questo, poiché io non conosco uomo?» La conoscenza biblica è quella che si ottiene per esperienza; questa domanda riguarda la conoscenza sessuale tra marito e moglie. Maria è giovane, ma non è un''ochetta. La fede non è mai stupida. Se è stupida non è fede fiduciosa, è creduloneria. È nel diritto della vera fede evitare le sciocchezze. Perciò la fede vuole rendersi conto anche degli aspetti pratici dello svolgimento dei fatti. La domanda di Maria è logica. Non è una profezia sul suo futuro stato verginale - cui si cominciò a pensare secoli dopo la stesura del Vangelo -, ma è semplicemente l''interrogativo basato sulla sua attuale situazione di donna che «non conosce uomo». Perché le domande della fede dovrebbero esser considerate con noia e quasi con fastidio? È bene invece che la fede fiduciosa si rafforzi nel colloquio, nell''interrogazione, proprio come accade qui tra Gabriele e Maria. La quale riceve risposte molto sensate alle proprie domande (1,35 ss.). Le capisce bene. Ci crede di cuore. Una fede che ubbidisce: Lc. 1,38 «Sono l''ancella del Signore, mi sia fatto secondo la tua parola»: accolgo la tua parola, la faccio mia, sono pronta a ubbidire al Signore. Quale esempio ci viene da Maria! Esempio davvero magnifico: • esempio per quanti dicono di credere, ma la cui fede non è basata sulla parola di Dio, bensì spesso su amicizie, simpatie, giovanilismo, abitudini, tradizioni, se non superstizioni; • esempio per quanti dicono di credere, ma la cui fede non si attiene solo alla parola, perché a questa aggiungono pratiche che imitano il mondo e i suoi criteri, e a quella parola tolgono ciò che a loro non garba (Apoc. 22,18 ss.); • esempio per quanti dicono di credere, ma temono di informarsi alla fonte della parola divina per ciò che riguarda le decisioni della loro vita. Si assiste così al triste fenomeno dei credenti dalla doppia vita: una in cui frequentano le chiese e l''altra in cui vivono come a loro piace, prendendo spesso decisioni fondamentali per la vita che non sono in armonia col consiglio di Dio. «Secondo la tua parola» (v. pure Lc. 5,5): è questo il criterio eccellente seguìto dal discepolo/discepola che ascolta la parola, cioè ubbidisce al Padre. Maria è «serva» del Signore, così come tutto il Nuovo Testamento presenta i cristiani come «servi» del Signore, perché attuano ciò che il Signore chiede - non ciò che a loro sembra bene. Inoltre Maria stessa ci insegna col proprio esempio non a servire lei stessa, bensì a servire il Signore, a ubbidire alla parola di lui. Quale esempio fulgido di ubbidienza è Maria per la cristiana e il cristiano di oggi! Ascoltata la parola dell''inviato di Dio, saltano agli occhi del lettore tutte le cose che Maria non fa: non cerca il consiglio di nessuno, non di sua madre, non di suo padre, e neppure di Giuseppe - che pure qualche diritto ad esser consultato l''avrebbe avuto! Non si consulta con l''amica del cuore per chiederne il parere... Come mai? Il motivo è semplice: la chiamata della persona esige la risposta della persona. Chi altri può rispondere, chi altri può accettare questa maternità, chi altri può volontariamente desiderare questa maternità, chi altri se non Maria stessa? Chi altri può rispondere alla chiamata di Dio che chiama te mediante il Vangelo, se non tu stesso? Una fede che resta fiduciosa anche quando non comprende appieno: Lc. 2,51 «E [Gesù] discese con loro, e venne a Nazaret...». Il contesto ben noto del brano citato dipinge il quadro di Giuseppe e Maria che smarriscono il figlio dodicenne nel corso di una pasqua a Gerusalemme. La risposta interrogativa di Gesù («Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 1,49b) non viene compresa dei genitori. Non sempre si capisce di primo acchito la parola di Gesù - però questo non è un buon motivo per smettere di leggerla esaminarla e/o ascoltarla. Il giovane Gesù viene smarrito. È restato a Gerusalemme, nel tempio. Ascolta i dottori della legge, pone loro domande, li fa stupire col suo senno e le sue risposte. Viene ritrovato dopo tre giorni. La madre lo interroga. Giuseppe e Maria non ne afferrano la risposta. Maria però «serba nel suo cuore tutte queste cose» (1,51b). L''intelligenza di Maria! Non capisco, però serbo in cuore le tessere del mosaico. Un giorno, se Dio vuole, capirò... Per divina ispirazione, l''apostolo ribadirà per ogni credente questo criterio saggio, scrivendo: «Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; e se in qualche cosa voi sentite altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella. Soltanto, dal punto al quale siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via» (Fil. 3,15 s.). Invece, l''individuo frettoloso che pretende di capire tutto e subito, non capirà mai nulla, proprio come l''ignorante presuntuoso o il superficiale che non si pone mai alcun problema. La pazienza docile invece sarà premiata. Maria capirà molto bene. Quando vedrà il figlio soffrire, morire, risorgere, allora capirà. Una fede presente e attiva nella chiesa/comunità del Risorto: Atti 1,14 È ancora Luca che tratteggia l''ultima delicatissima immagine di Maria nel Nuovo Testamento. Gli apostoli sono nella «sala di sopra», con «le donne» (v. p.es. Lc. 8,1-3), insieme a Maria, madre di Gesù, e ai fratelli di lui (cfr. Mt. 13,55 s.; Gal. 1,19). Che cosa fanno assieme tutti costoro? Forse partecipano al primo meeting organizzato in Palestina a tot euro a persona per poter partecipare? Li vediamo forse ad un incontro al vertice di quella che diventerà di lì a poco una struttura organizzativa tanto potente da sfidare gli imperi del mondo? Stanno forse stilando proposte per la loro prossima attività proselitistica regionale, nazionale, mondiale? Sono forse radunati in seduta plenaria per redigere formale domanda per chiedere e ricevere l''otto per mille da Cesare? Nulla di tutto questo. Sono soltanto piccole persone che di pari consentimento perseverano nella preghiera e nella riflessione. Attendono. Semplicemente attendono: forse senza neppure saper bene che cosa... Piccole persone sorrette da fede fiduciosa. Però ciò che è piccolo agli occhi degli uomini è eccelso dinanzi a Dio, perché «ciò che è eccelso fra gli uomini, è abominazione dinanzi a Dio» (Lc. 16,15). Sta qui il grande principio evangelico dell''inversione (J. Neyrey, 1998). Non sarà proprio questo il Vangelo che oggi tutti dovremmo riscoprire e attuare con l''aiuto del Padre? Il Vangelo attesta in vari luoghi che Gesù ha dato se stesso per la chiesa. Non per un club di amici, non per una struttura con origine e organigramma umani, bensì per la chiesa, quella che in nuce è delineata proprio in Atti 1,14. Non c''è fede senza chiesa/comunità. Non c''è fede che escluda la comunitarietà della fede stessa. È infatti impossibile fidarsi di quel Dio che non abbiamo visto e diffidare degli uomini che vediamo (1 Gv. 4,20b). Vale però anche il principio del serpente prudente. Chi tende a ricostituire strutture ecclesiastiche - evangeliche?! - posteriori e quindi estranee al Vangelo abbandona di fatto la chiesa come è delineata nel Nuovo Testamento. Chi fa così non può accampare motivazioni né scuse per la propria reale e sostanziale mancanza di fede fiduciosa nel Dio della semplicità. Maria vive la propria fiducia nel Signore con la chiesa del Signore, nella chiesa del Signore, per la chiesa del Signore. Adesso Gesù non è più suo figlio, ma è "Signore" anche di lei e per lei, morto-e-risorto anche per lei, «dichiarato figlio di Dio con potenza secondo lo spirito di santità mediante la sua resurrezione dai morti» (Rom. 1, ss.). Beata Maria «D''ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata» (Lc. 1,49). Così esclama Maria nel Magnificat. Queste almeno sono le sue parole nelle più comuni traduzioni. Ma il verbo greco makarizō - e il corrispondente aggettivo makarios -, secondo recenti studi (K.C. Hanson, 1996), può esser meglio reso con «dichiarare onorato». Ebbene: sia beata Maria, cioè sia onorata Maria, perché ha nutrito nel suo cuore la fede fiduciosa in Dio. E così facendo è stata davvero madre di Cristo Gesù, perché come egli stesso dice: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc. 8,21). Su questa base Gesù stabilisce la sua parentela nuova che va oltre «carne e sangue» (Gv. 1,11 ss.) ed è basata sull''ascolto, l''esame, l''attuazione pratica della parola del Padre suo. Pertanto nessuno ha più il diritto di porre la domanda banale: «Ma tu mi consideri un fratello?» Il male è banale. Il Vangelo no. Onore a Maria, serva del Signore. Imitiamo Maria nella sua fede fiduciosa attiva e ubbidiente perché competente, informata, radicata nelle Scritture ispirate da Dio. Certo, lo stile e i contenuti del testo biblico appaiono più semplici e scarni rispetto a Le glorie di Maria, il capolavoro poetico di Alfonso Maria de'' Liguori (1750). Ma il Vangelo è parola ispirata da Dio, quella del de'' Liguori è parola umana. Coraggio! torniamo alla bellezza e alla semplicità del Vangelo. Roberto Tondelli ____________________ Offriamo a tutti gli interessati la possibilità di conversazioni per approfondire la conoscenza di Gesù e la fiducia in lui mediante il suo vangelo. Saremmo lieti di ragionare anche sul tema qui presentato, illuminati dalla luce meravigliosa della Scrittura. Per appuntamenti ci si può rivolgere alla chiesa del Signore Gesù Cristo, largo G. Mameli, 16A 00040 Pomezia-Roma (RM) email: info@chiesadicristopomezia.it tel: 339.5773986 www.chiesadicristopomezia.it

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