Riflessioni

La sacra Sindone: superstizione o realtà storica?

La sacra Sindone: superstizione o realtà storica? Salvatore Tommasi Vi siete convertiti dagli idoli a Dio per servire all''Iddio vivente e vero e per aspettare dai cieli il suo Figliolo (1 Tes

1,9)

La predicazione del Vangelo è anche lotta contro gli idoli, e dobbiamo riconoscere che alcuni frutti di questa lotta già si vedono, per grazia del Signore

Molti credenti, in numero sempre crescente, non si sono fermati all''umanesimo di facciata, non sono stati impressionati dalle folle straripanti, dagli ininterrotti pellegrinaggi

L''evangelo di Cristo li sta liberando e li rende capaci di non lasciarsi ingabbiare dalle coreografiche manovre ecclesiastiche

Eppure la recente ostensione della Sindone è diventata l''occasione per offrire nuovi discorsi che credevamo ormai chiusi e scontati, e per predicare l''evangelo di Gesù, unico Signore

Insieme a molti cattolici noi siamo convinti che la fede in Cristo non ha bisogno della Sindone

Tuttavia sembra ancora una volta opportuno considerare i motivi che ci inducono a negare l''autenticità di questa reliquia

Per prima cosa vediamo quali particolari si possono desumere dal racconto dei quattro evangelisti

Secondo le consuetudini funebri radicate presso gli ebrei dell''epoca di Gesù, il cadavere veniva lavato, unto di unguenti odoriferi, coperto sul volto con un telo di piccole dimensioni (sudario) e fasciato strettamente con strisce di stoffa o bende

Questa pratica venne applicata appunto nel seppellimento di Lazzaro

Riguardo a Gesù, il racconto di Giovanni è coerente con quelle che furono le usanze del tempo:

e Nicodemo, che da prima era venuto a Gesù di notte, venne anch''egli, portando una mistura di mirra e d''aloe di circa cento libbre

Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in panni di lino con gli aromi, com''è usanza di seppellire presso i giudei (Gv

19,39 s

)

Negli altri evangeli invece il racconto è discordante; viene infatti riferito che Gesù fu avvolto in un lenzuolo di lino piuttosto frettolosamente e posto nel sepolcro in modo provvisorio, in attesa di essere cosparso di aromi odoriferi e di essere normalmente bendato

Il motivo di ciò viene esplicitamente riferito nei vangeli di Marco e Luca dove si specifica che era sopraggiunto il tempo di Preparazione, cioè la vigilia del sabato in cui non era consentito dedicarsi nemmeno alle cerimonie funebri

Per questo le operazioni definitive di seppellimento furono temporaneamente rinviate

Infatti leggiamo:

Maria Maddalena e Maria madre di Jose stavano guardando dove veniva sepolto

E passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo e Salomè comprarono gli aromi per andare a imbalsamare Gesù (Mc

15,47)

Ora, se ci si attiene al racconto di Giovanni si dovrebbe concludere che una sindone come quella di Torino (4,60 x 1,10 m

) non sarebbe mai esistita

Anche riferendosi alle informazioni desumibili dagli altri evangeli è evidente la fretta e la provvisorietà della deposizione di Cristo nella tomba a causa dell''approssimarsi del sabato e la chiara intenzione di completare il trattamento funebre dopo il giorno del riposo (Mc

15,17)

Per questo motivo appare inverosimile la cura con cui sarebbe stato composto il corpo del Signore, desumibile dalla perfezione e dalla precisione delle impronte della sindone

A ciò si deve aggiungere l''assoluta assenza di riferimenti nei Vangeli riguardo alle bende funerarie di Gesù, né si può presumere che i discepoli le abbiano raccolte e conservate

Bisogna ricordare infatti che la legge mosaica proibiva di toccare qualsiasi cosa fosse stata a contatto con un morto, considerandola immonda, presumibilmente per motivi igienici

Inoltre, avendo poi avuto la sconvolgente prova ed esperienza della risurrezione del Cristo, si deve ritenere inverosimile che qualcuno pensasse di conservare oggetti che ne ricordassero la tragica morte

Infine, considerato l''assoluto divieto dell''Antico Testamento relativo agli idoli e alle immagini della divinità, il pensiero di conservare delle reliquie appare assolutamente estraneo alle consuetudini e alla mentalità degli ebrei e dei primi cristiani

Tali pratiche sono infatti di origine pagana, e sarà appunto l''infausta influenza del paganesimo che consentirà al culto delle reliquie di insinuarsi tra i cristiani non prima del terzo secolo dopo Cristo

Quanto poi all''idea di una sindone di Gesù, bisognerà giungere fino al settimo secolo per trovare le prime notizie storiche dal momento che nemmeno Elena, madre di Costantino, frenetica ricercatrice e collezionista di reliquie, mostra di aver sentore dell''esistenza di reperti funerari di Gesù

Per sei secoli, quindi, non c''è alcuna menzione della sindone a noi pervenuta né si trova alcun ragionevole elemento per avvalorarne l''autenticità; sussistono anzi elementi contrari

Durante questo periodo però si modificano le pratiche funerarie, tanto che si diffonde la consuetudine di avvolgere il cadavere in un lenzuolo intero

Nel settimo secolo, in Palestina, dove si pratica ancora il battesimo per immersione, è diffusa l''abitudine di entrare nelle acque battesimali indossando il lenzuolo che poi verrà conservato come proprio sudario

È evidente la diffusione di lenzuoli funebri e della superstizione che ad essi si associa ispirando l''idea dell''esistenza di una sindone di Gesù, senza che però alcuno accenni ad eventuali immagini impresse

Questo abbinamento lenzuolo-immagine si consolida verso il 1204, in occasione della quarta crociata, epoca in cui si contano ben quarantatre sindoni di Gesù, alcune delle quali con immagine impressa

Le spiegazioni offerte dalla scienza riguardo alle impressioni visibili sulla sindone di Torino sono piuttosto vaghe e contraddittorie persino in merito alla circostanza che si tratti effettivamente di macchie di sangue

Recentemente, non si sa su quali basi, si è affermato che si tratta di sangue umano, e se ne è precisato il gruppo

Riguardo all''epoca a cui risale il tessuto non esiste alcuna certezza

È stata consentita la prova al Carbonio14, che ha dato esito negativo, collocando l''origine del tessuto in epoca medievale

Dopo un periodo di comprensibile sbigottimento, i cattolici non hanno trovato di meglio che invalidare la prova del Carbonio14 con la scusa che può essere falsata dagli incendi cui sarebbe stata soggetta la sindone

Né può essere invocata come prova la precisione con cui l''immagine conferma, secondo i sindonologi, i più minuti dettagli delle ferite di Cristo, coerentemente al racconto evangelico

È facile replicare che un eventuale falsario avrebbe certamente curato tale corrispondenza

In passato, proprio per le vivaci contestazioni a cui la Sindone di Torino è andata soggetta, sono stati istituiti due importanti "processi" canonici da parte delle autorità ecclesiastiche

La prima volta nel XIV secolo, quando la Sindone era ancora conservata a Lirey, in Francia, e la seconda nel 1902 in Italia

In entrambi i casi si è registrata un''inequivocabile sentenza sfavorevole di non autenticità

Infatti, nel primo caso il processo si ebbe nel 1355 e fu promosso da Enrico di Poitiers, vescovo di Troyes

Questi nominò un''apposita commissione di teologi e giurisperiti tra i più autorevoli della diocesi e sottopose ad accurato e minuzioso esame e a una diligente inchiesta l''attuale Sindone di Torino, appartenente allora al conte Goffredo II di Charm, signore di Lirey nella Champagne

Il responso fu che la Sindone in esame non poteva essere quella di cui si parla nei Vangeli

Tuttavia, per quietare le aspre polemiche seguite e per pacificare gli animi, circa trent''anni dopo, il papa di Avignone, Clemente VII, pur confermando che la Sindone non doveva considerarsi autentica, accordò il permesso di ostensione della reliquia a condizione che fossero rispettate le sue istruzioni, e cioè che non si doveva attuare alcuna forma di solennità e che gli organizzatori dovevano ripetere chiaramente al popolo, con voce alta e comprensibile, per far cessare ogni frode, che la suddetta immagine non è il vero sudario di Cristo, ma una riproduzione (ordinanza del 1390)

Nel 1900 un noto studioso cattolico del medioevo, Ulisse Chevaliers, scoprì e pubblicò i documenti originali della disputa sorta tra il 1350 e il 1390

Egli sollevò impressione e polemiche, tanto che nel 1902 si celebrò il secondo processo alla Sindone a cura dei Consultori della Congregazione delle indulgenze e delle reliquie

Questi, dopo accurato esame di tutti gli elementi disponibili, dichiararono che l''autenticità della Sindone non è sostenibile

Nessuno oggi ricorda più i due processi canonici e le relative sentenze, così ancora una volta si è dato il via libera alla credulità popolare

La gerarchia cattolica non si pronuncia sull''autenticità della Sindone, ma contemporaneamente incoraggia in ogni modo una venerazione che ne presuppone l''autenticità

Se la gerarchia procede in questo modo ambiguo è per non esporsi al rischio di eventuali smentite storico-scientifiche, senza per questo rinunciare al fascino religioso, ma pagano, esercitato da uno strumento di consenso così abilmente manovrato

Per parte nostra denunciamo il rilancio in atto, da parte cattolica, di una religiosità in funzione dell''asservimento e dell''oscuramento delle coscienze, e proponiamo una chiara scelta dell''autentico messaggio di Cristo, che da solo può generare e rinsaldare la fede

Ma veniamo al rapporto tra Sindone e fede in Cristo

La Sindone viene offerta come un segno miracoloso, come un''opera potente in grado di far nascere o rafforzare la fede, e in questo asseconda il primordiale bisogno popolare di ''vedere Gesù''

Questa offerta del cattolicesimo è in netto contrasto con il rifiuto di Cristo di offrire questo tipo di conferme insegnando, al contrario, che la vera fede non si fonda sul vedere o sul toccare, ma sull''ascolto della Parola di Dio

Le migliaia di pellegrini della Sindone sono come l''apostolo Tommaso: vogliono vedere, vogliono toccare le ferite, e il cattolicesimo li asseconda, dimenticando così il rimprovero di Cristo a Tommaso: Perché mi hai veduto tu hai creduto; beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto (Gv

20,29)

Aggirarsi tra i sepolcri o rovistare tra gli oggetti sepolcrali per suscitare o confermare la fede presuppone che la chiesa abbia smarrito la certezza della autentica e permanente Presenza del Cristo Risorto e servente tra i suoi fedeli

L''osceno reliquiario fatto di legni di croce, chiodi, corone di spine, piume d''ali d''angelo, sudari, non poteva nemmeno essere immaginato dai primi cristiani, per i quali la reale presenza di Gesù costituiva l''elemento fondante ed edificante della Chiesa

Solo la perdita di questo senso e di questa certezza lascia spazio alle reliquie quale surrogato di una presenza che non si avverte più spiritualmente

Dovunque due o tre sono riuniti nel nome di Cristo, qui egli è fra loro presente (Mt

18,19 s

), e quindi non vi è posto per alcuna reliquia

La nostra fede si fonda sul Cristo risorto e vivente, e non ha bisogno di cercare tra i reperti funebri, continuamente memore della domanda con cui nel vangelo di Luca si annuncia la risurrezione:

perché cercare il vivente fra i morti? (Lc

25,5)

Abbandoniamo dunque, e per sempre, questa ricerca della fede condotta tra reliquie, sindoni e ripugnanti armamentari funebri che alimentano soltanto l''idolatria

Se di qualche ostensione noi abbiamo bisogno, è soltanto di quella meravigliosa ostensione che fu offerta ai Galati, ai quali Paolo apostolo scriveva così: O Galati insensati, chi vi ha ammaliato, voi, dinanzi agli occhi dei quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? (Gal

3,1)

Questa è l''inquietante domanda che Paolo pone ai Galati, e a noi! Cristo ci è stato ritratto al vivo, non su un lenzuolo al negativo, con contorni evanescenti, ma mediante la Parola dell''Evangelo, in positivo, con tratti precisi e marcati, che ci rappresentano fedelmente la sua presenza e la sua salvezza

Quei Galati avevano inizialmente accettato la predicazione con slancio ed entusiasmo, ma poi avevano rallentato, avevano deviato, si erano allontanati dal Vangelo per tornare alla legge di Mosè

E la domanda sferzante di Paolo è illuminante per noi: Dopo aver cominciato con lo spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? (Gal

3,3)

Lo spirito è l''assoluto divino, una dimensione che si sottrae alle nostre verifiche, nella quale gravitano la fede, la salvezza, la vita; una realtà insondabile coi nostri mezzi materiali ma accessibile solo con quelle facoltà che ci rendono simili al Creatore

La carne è l''abito umano, la dimensione naturale nella quale ci muoviamo con disinvoltura e con la netta sensazione di controllare gli eventi e la realtà delle cose

Ecco perché non siamo propensi alle semplificazioni di comandamenti da osservare, pratiche schematiche, elencazioni di precetti, regole codificate, delega della conoscenza della Parola di Dio, accettazione acritica delle formulazioni: buono, cattivo, peccato veniale, peccato mortale, assoluzione, indulgenze, giubilei, soluzioni semplici e tranquillizzanti

Ecco perché oggi è tanto difficile accettare la Parola del Signore, la quale ci presenta una realtà spirituale che non si vede e che si sottrae al nostro controllo, una realtà estranea e contrapposta al nostro ambito naturale ove la fede e la salvezza vengono ridotte in termini di materia da venerare, come la Sindone, con cui instaurare un rapporto fisico, carnale, diretto, con Cristo, con la sua umanità sofferente e primordiale

E che male c''è in tutto questo? Così ci viene detto da ogni parte

La Sindone, ci viene ripetuto dai cattolici, non è reliquia autenticata dalla chiesa cattolica, e lo stesso Paolo VI, nel 1973, in occasione della prima ostensione televisiva, affermò: La Sindone può avere la funzione di introdurre gli uomini nell''affascinante mistero di Cristo

Ma è proprio questo il ragionamento dei Galati censurato da Paolo apostolo: si trattava di cristiani che avevano udito la predicazione, avevano conosciuto Cristo dipinto al vivo, l''avevano ubbidito nel battesimo

Certamente non pensavano di sostituire Cristo con la legge mosaica, ma pensavano che l''osservanza della legge, in aggiunta agli insegnamenti di Gesù poteva introdurre gli uomini nell''affascinante mistero di Cristo

Proprio per questo Paolo li chiama "insensati", perché non si rendono conto che quella che loro considerano una lieve ma vantaggiosa modifica di percorso costituisce in realtà una completa e pericolosa inversione di marcia

Continuando su questa strada, Cristo non serve più a nulla agli insensati Galati, essi sono "scaduti dalla grazia" divenendo "schiavi della legge"

A chi intraprende e percorre la strada della religiosità carnale e naturale, anche noi oggi dobbiamo dire chiaramente: siete tornati al paganesimo, Cristo non vi serve più, siete scaduti dalla grazia

Ma questo discorso dobbiamo rivolgerlo in modo autocritico anche a noi stessi

Dobbiamo esaminare le nostre stesse posizioni

Dobbiamo valutare se non siamo anche noi degli insensati davanti ai quali Cristo è stato dipinto e rappresentato al vivo dalla predicazione del Vangelo

Dobbiamo verificare se non è accaduto anche a noi di essere partiti con lo spirito e di essere stati sopraffatti dalla carne

Dobbiamo stare attenti e vigilare perché non accada che il nostro modo carnale di vivere il cristianesimo sia riconducibile esclusivamente al riaffiorare delle tradizioni di un sistema religioso che abbiamo abbandonato per seguire Cristo

Può essere forse il risveglio di un sentimentalismo sopito ma mai morto del tutto, il richiamo nostalgico di un''emotività che ci sottrae al dovere di vivere intensamente il nostro cristianesimo nella realtà quotidiana

Oppure può essere il diversivo di un impegno sociale e politico, individuale o collettivo, più immediato e comprensibile che gradualmente si sostituisce all''impegno spirituale, alla giustificazione per grazia mediante la fede ubbidiente

Ed allora si impone una correzione di traiettoria, proprio come ai Galati, è necessaria un''inversione di marcia che ci rimetta nella direzione del Cristo Vivente e della Sua Parola

Quella Parola che dobbiamo riproporre soprattutto a coloro davanti ai quali viene sventolata la Sindone

Occorre invece trasmettere il messaggio che tutti abbiamo bisogno di un''ostensione continua non già della Sindone ma del Vangelo, unico luogo in cui si può ammirare e amare il vero volto del Signore, per seguirlo come unica traccia utile a identificarlo nel volto sofferente dei minimi tra i suoi e nostri fratelli

In questo è racchiuso il significato vero e profondo del messaggio di Cristo che dice: Se perseverate nella mia parola sarete veramente miei discepoli e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv

8,31 s

)

Liberi anche e soprattutto dagli idoli

Salvatore Tommasi © Riproduzione riservata Studio pubblicato previa autorizzazione Bibliografia: P

Ricca, Le ragioni del nostro no alla Sindone (supplem

La Stampa, 1978)

F

Giampiccoli, L''ostensione di cui abbiamo bisogno (settimanale evangelico La luce)

J

L

Carreño Etxeandia, La sindone, ultimo reporter (Paoline, 1978)

E

Ayassot - F

Barbero, La Sindone

Radiografia di una prova (Claudiana, Dossier n

4, 1978)

Ulteriore bibliografia sulla Sindone è disponibile per ricercatori e studenti presso la: Biblioteca Salvoniana per la Ricerca Biblica Storica Religiosa largo Goffredo Mameli, 16A - 00040 Pomezia-Roma, RM tel: 06 91251216 fax: 06 9100100 tel: 339 5773986

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