Riflessioni

Crescete e moltiplicate

“Crescete e moltiplicate” Quando si arriva, si rimane per qualche ora e poi si lascia un villaggio d’Etiopia l’esperienza è sempre la stessa, si viene circondati da centinaia di bambini sorridenti; sorridenti e festosi, nonostante la loro estrema povertà. È così in Africa e in tutti i Paesi che noi, in genere, chiamiamo sottosviluppati. Il problema demografico – la crescita esponenziale incontrollata delle nascite – lo si nota proprio in questi Paesi. Nel contempo vi sono Paesi, come l’Italia, dove la crescita è minima, in alcune città è zero o addirittura negativa (ci sono più morti che nascite). Talvolta accade che persino i grandi insegnanti di morale sembrano non accorgersi della serietà e gravità del problema demografico. Si continua a predicare il “crescete e moltiplicatevi” come fosse uno slogan per convincere i popoli a figliare come conigli. È lecito chiedersi: forse questo aspetto della predicazione è dovuto anch’esso, come altri aspetti, ad una ignoranza di fondo del testo biblico? Forse i brani della Bibbia vanno esaminati con cura e alla luce del loro contesto per poter essere ben compresi? Altrimenti, non solo si rischia di far dire a Dio ciò che Egli mai ha detto, ma si produce disistima e sfiducia di fondo in ciò che la Bibbia effettivamente dice. Ed è proprio per questo che, purtroppo, anche persone di cultura finiscono per non dare alcun credito a quelle che con sbrigativa superficialità si chiamano vecchie “favole” della Bibbia. Se letta con attenzione e studiata con paziente cura, ci si accorge non solo che la Bibbia non racconta favole, ma che propone agli esseri umani una sapienza e una intelligenza delle cose che possono venire solo da una Mente che conosce molto bene le esigenze della persona umana. La prima narrazione della creazione (Gen 1) presenta la persona umana al culmine dell’azione buona di Dio. Uomo e donna, statue viventi o riproduzioni plastiche del Creatore (pur se ben lontane dall’Originale), ricevono la benedizione: “E Dio li benedisse; e Dio disse loro: Crescete e moltiplicate...” (Gen 1,28). In genere ci si ferma qui nella citazione. Ecco perché se ne traggono quelle conclusioni errate cui si accennava sopra. La motivazione del “crescete e moltiplicate” è scritta subito dopo: “... e riempite la terra”. La terra era infatti priva di abitanti, per cui l’invito a riempirla era giustificato e comprensibile. Quell’invito non viene più ripetuto né nella Bibbia ebraica né nel Nuovo Testamento. Come mai? Semplicemente perché si trattava di un comando perfettamente logico al momento di dover popolare la terra. Le vicende narrate nei testi antichi, compresi quelli biblici (Genesi, Esodo, Numeri, ecc.), mostrano come gli uomini, cioè i vari popoli, ben compresero e attuarono il consiglio divino. Egiziani, Assiri, Babilonesi, popolazioni asiatiche e dell’estremo oriente, popoli africani, arabi, medio orientali ed europei, fecero proprio così. Ma quando Paolo apostolo, ispirato dallo stesso Dio che aveva ordinato il “crescete e moltiplicate”, scriverà intorno all’etica della famiglia, dirà che “se uno non provvede ai suoi, e principalmente a quelli della sua famiglia, ha rinnegato la fede, ed è peggiore dell’incredulo” (1 Tim 5,8). È vero che queste sono parole molto forti, ma sono anche molto sagge; tanto sapienti oggi quanto lo erano duemila anni or sono. Quando si decide di metter su famiglia, occorre pensare a “provvedere” per la famiglia stessa. Solo persone sconsiderate possono pensare di mettere al mondo un tale numero di figli per poi accorgersi di non riuscire a “provvedere” al loro mantenimento fisico, morale e spirituale. Chi per pigrizia, sconsideratezza o stoltezza agisce in questo modo è simile a colui che ha “rinnegato” la fede, ed è anzi “peggiore” di chi non crede affatto. Mettere al mondo tanti figli per ridurli in povertà non è solo segno di ignoranza sociale e/o famigliare, ma è addirittura indice di una fede immatura, se non di incredulità. È vero che i figli sono una benedizione di Dio, ma un padre e una madre saggi e fedeli a Dio si faranno qualche conto per poter provvedere adeguatamente a un numero di figli congruo con le loro possibilità. Non si mettono al mondo figli pensando che tanto poi ci si potrà far aiutare per farli vivere. L’Evangelo esorta i credenti a “lavorare con le loro mani”, a “camminare onestamente” e a “non aver bisogno di nessuno” (1 Tes 4,11 s.). Infatti la Provvidenza è una cosa, il fideismo è tutt’altra cosa. © Riproduzione riservata – RT 2015

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