Riflessioni

SPERANZA

VIVA LA SPERANZA Pietro apostolo scrive: “Abbiate nei vostri cuori un santo timore di Cristo, pronti sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto” (1 Pt 3,15). Il timore vero che si deve avere di Cristo risiede nella mente della persona rinnovata dalla conoscenza della Parola di Cristo (Rom 12,1 ss.). Il timore/rispetto santo verso Cristo Gesù libera il credente dalle paure, anche dalla paura di testimoniare la verità in una società distratta e avvinta nel tradizionalismo. Gli apostoli di Gesù, perseguitati per la loro fede, “se ne andarono dalla presenza del Sinedrio, rallegrandosi d’essere stati reputati degni di essere offesi per il nome di Gesù” (Atti 5, 41). Soffrire per la testimonianza di Cristo rende davvero partecipi alle sue sofferenze. I credenti esperimentano che prevaricazioni e insulti ricevuti a causa della propria fiducia sono una disciplina salutare. Le offese ricevute per la fede mettono in evidenza ciò che è inutile e perituro, ma consentono di fissare l’attenzione sui beni veri, eterni. Le afflizioni a motivo della fede accrescono pazienza, umiltà, coerenza. L’animo del vero credente prova così in misura più intensa la gioia della comunione con quel Dio che consola e aiuta. Sta qui la fonte dell’eroismo cristiano, che non teme gli uomini, né le loro minacce. È una fonte nobile che si alimenta del timore, cioè del rispetto, di Cristo Gesù, dichiarato “Signore” con potenza mediante la sua risurrezione (Rom. 1,4). È la realtà potente della risurrezione che rende la fede del credente così fiduciosa e serena e lieta, anche in mezzo a persecuzioni e incomprensioni di ogni tipo. Santificarsi in Cristo significa riconoscere ciò che egli ha fatto per noi: ha sofferto, lui giusto per noi ingiusti, ma soprattutto è risorto; significa riconoscere il suo diritto su di noi per averci comprati a caro prezzo; significa esser persuasi che ciò che egli richiede dai suoi discepoli è bene; significa temere di offenderlo, quando dovessimo rispondere ai suoi doni buoni con ingratitudine e mancanza di fiducia; significa infine la fiducia di essere onorati da lui nel giorno del giudizio. Il rispetto verso Cristo rese coraggiosi gli apostoli e i primi cristiani dinanzi ai tribunali. Occorre nutrire il desiderio di onorare solo Cristo, disposti a difendere la speranza della fede fiduciosa fondata solo sulla sua parola. Pietro parla di una “speranza” piantata nei cuori, cioè nelle menti, e ringrazia Dio per averci “rigenerati ad una speranza vivente” (1 Pt 1). Presenta poi le donne credenti come persone che “sperano in Dio” (1 Pt 3). Paolo apostolo chiama Cristo in noi “speranza di gloria” (Col 1,27) e definisce i non-credenti come persone “senza speranza” (1 Tes 4,13). Paolo apostolo scrive: “Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rom 8,24 ss.). La speranza cristiana di “nuovi cieli e nuova terra dove abiti la giustizia” è desiderio intenso di una condizione di felicità priva di dolore, peccato e morte. Questa speranza/promessa di Dio può attrarre anche coloro che sono “senza Dio e senza speranza”. Questa speranza può risvegliare aspirazioni non del tutto sopite nei nostri parenti, vicini, conoscenti, che anche per curiosità o per avversione interrogano i cristiani sul fondamento della loro speranza. Il credente dev’esser pronto a rendere ragione della speranza che è in lui. Occorre perciò dotarsi di una fede fiduciosa cosciente. Se si ama e si difende una “speranza” frutto della conoscenza della Scrittura, allora la difesa della fede fiduciosa sarà anche dolce e rispettosa. L’invito cordiale a questa speranza è anche quello della comunità del Signore che è in Pomezia. © Riproduzione riservata Roberto Tondelli – 06 2017

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