Riflessioni

Recensione: Ferrari sulla Scrittura

Pier Luigi Ferrari, Bibbia

L’interpretazione della Scrittura nella Chiesa Cattolica, EDB, Bologna, 2014 Il biblista P

L

Ferrari introduce tre importanti documenti sugli studi biblici in ambito cattolico: Divino afflante Spiritu (Pio XII, 30/09/1943), Dei verbum (Paolo VI, 18/11/1965, Concilio Vaticano II) e L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (Pontificia Commissione Biblica, 21/09/1993)

L’Autore fa autocritica osservando che il Concilio di Trento aveva “relegato la Bibbia in una posizione marginale”, che per quattro secoli i fedeli cattolici avevano conosciuto un lungo periodo di “digiuno biblico” e che la prudenza pastorale della Chiesa aveva risposto “in modo molto reticente” ai problemi moderni (p

7)

La situazione degli studi biblici iniziava però a cambiare con l’incoraggiamento espresso da Pio XII nella Divino afflante Spiritu, maturava con la Dei verbum, per approdare al terzo documento (1993) sulla interpretazione della Scrittura

Il primo documento evidenzia la differenza tra interpretazione scientifica e quella spirituale (mistica) delle Scritture

L’interpretazione “soggettiva” spirituale può essere ben diversa dal “senso dato da Dio” al testo (p

11; osservo che il problema del soggettivismo si riscontra spesso quando ognuno vuole attribuire un senso proprio ai brani scritturali; di qui la confusione originata spesso da mancanza di conoscenza)

La Scrittura è “parola di Dio ispirata”

L’autore dei singoli libri è strumento dello Spirito Santo

Si dà rilevanza allo studio dei “generi letterari” con la necessaria conoscenza di “modi e usi di parlare e scrivere presso gli antichi” (p

14)

Gesù Cristo è la “chiave ermeneutica ultima” delle Scritture, per cui “gli esegeti e la Chiesa di Cristo devono prendere sul serio il realismo dell’incarnazione” e dare importanza allo studio “storico-critico” della Bibbia (p

15) e alla “predicazione della parola di Dio” (p

16)

Quanto al secondo documento, lo schema iniziale della Dei verbum chiedeva di tralasciare la teoria della “duplice fonte” (rivelazione biblica e tradizione), di sostituire al concetto di inerranza biblica quello di verità biblica, di accogliere gli studi sulla formazione dei vangeli, di affermare che la parola di Dio è al cuore della vita della Chiesa e di precisare il rapporto tra Scrittura e magistero (troppo bello per esser vero; la discussione fu sospesa a causa dei molti in disaccordo)

Si fa una distinzione fra autorivelazione di Dio in Cristo e Scrittura (tuttavia come può la persona giungere alla rivelazione di Dio in Cristo se non mediante la Scrittura?)

Quanto alla “trasmissione della rivelazione” si dice che Scrittura e tradizione formano “una sola cosa”, che il “magistero vivo della Chiesa non è sopra la parola di Dio ma serve, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone” la stessa parola di Dio (p

20)

Pur essendo biblicamente discutibile che Scrittura e tradizione formino una sola cosa, l’intento di ascoltare ed esporre con fedeltà la parola divina è in sé buono

Occorre però attuarlo davvero per comprendere il pensiero scritturale (tradizione apostolica del Nuovo Testamento) senza confonderlo con quello di tradizioni che, spesso, non trovano riscontro alcuno nella Scrittura

I libri dell’Antico Testamento, “vera parola di Dio”, sono inquadrati nella dimensione di Cristo e del dialogo con la religione ebraica

Il Nuovo Testamento realizza l’evento di Gesù annunciato dalla Chiesa (p

24 s

)

Buona la sezione sulla storicità dei vangeli (sia pur non in senso storiografico moderno) che restituiscono il Gesù storico

Buono pure l’incoraggiamento alle traduzioni (un tempo avversate) perché tutti accedano alla Scrittura

Il terzo documento dichiara che l’esegesi cattolica non ha un metodo di interpretazione esclusivo ma si apre ad ogni approccio con equilibrio e prudenza (p

29)

Il metodo storico-critico accosta scientificamente la Scrittura con l’esame diacronico dei testi (genesi, fonti, stratificazioni, criteri interpretativi, ecc

)

Altri metodi di studio riguardano la dimensione sincronica di un testo (struttura, trama, tecniche retoriche, ecc

) e il ricorso alle tradizioni interpretative giudaiche

Buono l’accostamento scientifico alla Scrittura

Osservo solo che una cosa è ricostruire l’ambiente religioso-culturale del giudaismo o ricorrere alla Settanta e cosa ben diversa sono le tradizioni giudaiche spesso rimproverate da Gesù (cf

Mc

7 e brani paralleli, come pure le antitesi di Gesù in Mt 5)

Un tono negativo viene riservato invece alla “lettura fondamentalista” della Scrittura, quella letteralista che distorce il pensiero biblico non dando importanza al processo di formazione dei testi, al senso simbolico, alla ricerca linguistica e letteraria (p

33)

L’ermeneutica biblica deve essere strumento di comprensione, non norma di interpretazione, cioè non deve imbrigliare il messaggio biblico “nei limiti di una filosofia particolare” (p

34)

Il libro di Ferrari (40 pagine introduttive e testo integrale dei tre documenti per 140 pagine) fotografa la positiva dinamica dell’approccio agli studi biblici in ambito cattolico (1943-1993), ma offre anche spunti di riflessione allo studente della Scrittura

Mentre in ambito cattolico c’è stato un fiorire di studi biblici, in altri ambiti religiosi ci si limita spesso alla ripetizione priva di approfondimento e di studio biblico attuato sul serio

Si può instaurare così quel “digiuno biblico” che determinò l’anoressia cattolica

Forse sarebbe bene ascoltare il lamento del profeta esilico Osea: “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza” (4,6)

Roberto Tondelli © Riproduzione riservata – 05 2019 Biblioteca Biblica Storica e Religiosa www

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