Riflessioni

A riviverici, Mastru ''Ndrea

A rividerici, Mastru ‘Ndrea Per salutare Camilleri parliamo un po’ di “Cristo, che era Cristo” Don Pippino: “Io non aio nimici”

Don Giurlando Privitera: “Davero? Ni siti sicuro? Pinsati che macari Cristo, che era Cristo, ne aviva”

Queste due brevi battute,all’interno di un più lungo dialogo fra i due, appaiono nel racconto breve di Andrea Camilleri dal titolo Il morto viaggiatore (in La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta)

È questo uno dei numerosi esempi in cui Camilleri cita l’evangelo o menziona personaggi biblici

Qualche futuro laureando studierà i collegamenti tra lo scrittore e una certa religiosità siciliana, e non solo siciliana, tipica di chi ha letto troppa Storia per poter ancora credere a certe forme religiose ritualistiche

Qui ci si limita a questa breve frase che presenta un esplicito riferimento a Cristo, anzi a “Cristo, che era Cristo”, ed ebbe nemici

E chi erano i suoi nemici? Conosciamone un paio

Il primo fu la ’GNORANZA

Non certo solo quella di “calibardini e anticalibardini, parrini, nobili, borgisi e genti minuta”, bensì la mancanza di conoscenza della parola giusta di Dio giusto, vale a dire l’ignoranza voluta, indotta dai conoscitori di professione del tempo di Gesù, cioè di ogni tempo: “Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza

Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito” (Luca 11,52)

“Chiave” della conoscenza è espressione semitica per indicare il retto insegnamento/esempio, la chiave che era stata “tolta” dalla porta d’accesso al reame della giustizia di Dio, in modo tale da impedirne l’accesso, così favorendo ogni forma di ingiustizia

Gesù, gli apostoli e le prime generazioni di discepoli riuscirono quasi ad azzerare questa ignoranza con un’opera magnifica e pacifica di diffusione gioiosa della Buona Notizia riguardante il “Cristo, che era Cristo”

I primi cristiani, nobili e contadini, pescatori e patrizi, carpentieri e militari, erano buoni conoscitori delle Scritture della Bibbia ebraica come del Nuovo Testamento

Il grande predicatore Giovanni Crisostomo (m

407 d

C

) loda i suoi umili uditori perché come essi non si separano mai dagli strumenti del loro lavoro, martelli, incudini, aratri, così essi conservano nelle loro case le copie delle Scritture che leggono con grande familiarità

Più tardi questa bella conoscenza del racconto delle Scritture si perse, non venne incoraggiata e la conoscenza si mutò in ignoranza, superstizione, banalizzazione della fede, ritualismo, mancanza di veri fondamenti per una fede fiduciosa e radicata in “Cristo, che era Cristo”

L’ignoranza ricrocifisse Cristo e lo ricrocifigge di continuo

Il secondo nimico di Gesù fu indubbiamente la ’NVIDIA

Matteo ricorda che Pilato sapeva che Gesù gli era stato “consegnato per invidia” (27,18)

L’amore è il grande motore del mondo

L’invidia è il grande motore del male

Quando Giotto affresca la Cappella degli Scrovegni (Padova), ritrae l’invidia come ’na fimmina sicca e macilenta dal colorito verdastro

Uno che è capace di affermare autorevolmente che chi è mansueto è onorato da Dio e che proprio il mite erediterà la terra, è un tizio che si attira l’invidia non solo dei potenti politici che fanno carte false pur di accaparrare, occupare, dividere, sbranare ma anche l’invidia di tutti quei religiosi che fanno del regno di Dio una organizzazione dedita alla conquista di beni materiali e potere – l’opera di Camilleri abbonda di esempi su entrambi questi fronti

Uno che è capace, con un solo attributo, di dipingere il più potente politico del momento, si attira odiosa invidia

Gesù viene avvisato che Erode lo vuole morto

E risponde così: “Andate a dire a quella VOLPE: Ecco, io caccio i demonî e compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno giungo al mio termine” (Matteo 13,32)

Il profeta Gesù sa di dover morire a Gerusalemme

Chiamandolo volpe, Gesù inquadra e inchioda il cattivo politico arrogante del tempo, e di ogni epoca

Inganni e tradimenti orditi dalla volpe si riveleranno aiuti alla più alta e nobile causa della giustizia di Dio in “Cristo, che era Cristo”

Delineati così un paio fra i più accaniti nimici di Gesù, occorre dire due parole sulla frase di Camilleri che ho qui ripetuto a tormentone

“Cristo, che era Cristo ne aviva” di nimici

Cristo era cordiale e serio, dolce e fermo, comprensivo verso la bassezza umana e incoraggiante nel correggerla, amichevole con chi lo accoglieva e rattristato per chi gli voltava le spalle, ma rispettoso sempre della volontà della persona umana – così poco libera da essere sempre pronta a farsi portare di qua e di là da propagande di ogni tipo; Gesù era accogliente con chi si sedeva ai suoi piedi per imparare ed eliminare l’ignoranza e buono con chi lo rifiutava, pronto a piangere per la morte di un amico ma anche per l’ostracismo che i suoi confratelli gli avevano lanciato contro

Si possono avere motivi seri per rifiutare il potere della religione istituita o di gruppi conventicolari, si possono avere ragioni molto serie per discutere con Dio sui mali del mondo, ma una persona che usa un poco di ciriveddu deve sapere che “Cristo era Cristo”

Diceva la verità e, quindi, si fece nimici

La sua parola e il suo esempio davano fastidio ieri e macari oggi

È vero che la verità rende liberi, come è vero che la verità è sempre rivoluzionaria, anche nel senso cristiano del termine

U Signuruzzu, il Signore Gesù, non si lascia incasellare nelle comode categorie umane

È unico

Avi molti nimici

Ma Dio lo onora

E lo onorano quelli che lo ascoltano

Ringraziamo Andrea Camilleri per averci sicilianamente ricordato una semplice verità dal suo pulpito coerente

La profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per fare misericordia a tutti in Cristo, che era Cristo (Rom

11,32)

© Riproduzione riservata Roberto Tondelli (Libertà Sicilia, 07/2019)

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