Riflessioni

Apocalittici cavalieri

Bambini e guerra Come dubitare che il Principe della pace sia dalla parte dei fanciulli? Siria, bambini in fuga Gli apocalittici cavalieri della guerra, della carestia, della morte cavalcano nei cieli al confine nord orientale fra Turchia e Siria, nei pressi del famoso fiume Eufrate

Al di là delle forti e significative metafore bibliche, va detto però che la loro triste processione non ci sarebbe se non ci fossero uomini che, ben protetti nei loro uffici e bunker governativi, agiscono coi piedi piantati a terra, gli uomini potenti di questa generazione, eterni amanti della violenza, creatori di fame e di sete, inventori di mali e di morte, essi sono gli straricchi acquirenti di arsenali dotati di moderne armi sofisticate, atte ad uccidere di più e meglio

Arsenali a paragone dei quali le centinaia di cannoni delle galee occidentali e turche alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) fanno sorridere

L’aspetto gravissimo e inaccettabile – come sempre del resto – di questa guerra è che circa 70mila bambini sono sfollati a causa delle ostilità nel nord-est della Siria, acuitesi nell’ultima settimana

La notizia conferma che diversi bambini sono stati uccisi e altri feriti sia in Siria sia in Turchia

Tre strutture, veicoli sanitari e una scuola sono stati attaccati

La stazione idrica di A’louk che forniva acqua a circa 400mila persone ad Al-Hasakeh è fuori servizio

C’è molta preoccupazione per almeno 170mila bambini che potrebbero avere bisogno di assistenza umanitaria a causa delle violenze in corso nell’area (fonte Unicef, la Repubblica, 15/10/2019)

Un tempo le grandi battaglie si combattevano fra eserciti, mentre oggi in Siria – senza dimenticare lo Yemen dove c’è una situazione analoga – vengono direttamente coinvolte le popolazioni civili

Questo Paese, già sconvolto da anni di guerra interna, è attaccato dalla democratica Turchia

Mutatis mutandis, siamo tornati indietro di secoli

Sarebbero questi i grandi risultati raggiunti dall’homo sapiens? Gesù nutre stima e affetto per i bambini

Racconta Luca che gli presentavano i bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano

Allora Gesù fece venire avanti i fanciulli e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio

In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà» (Luca, 18)

Anche Matteo narra un fatto analogo: “Furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano

Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli»

E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì (Matteo, 19)

Quando i discepoli vengono colti da mania di grandezza – proprio quella che agita i potenti violenti del mondo e parecchi loro religiosi imitatori – e chiedono a Gesù: «Chi è il più grande nel regno dei cieli?», Gesù chiama a sé un bambino, lo pone in mezzo a loro e dice: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli

Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli

E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare

Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! (Matteo, 18)

Uno degli scandali maggiori contro i fanciulli è certo la guerra e la conseguente carestia, il bombardamento di ospedali e stazioni idriche con l’evidente scopo di assetare bambini e popolazioni civili

Non solo oggi, ma da secoli, i potenti violenti della terra non recepiscono la parola profetica di Isaia che nella celebre sezione (capp

7-12) detta Libro dell’Emmanuele dice: Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio

Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre” (Isaia, 9)

Non c’è dubbio che questo Principe della pace sta dalla parte dei fanciulli, dei piccoli, degli umili, siano essi curdi, siriani, turchi o africani

Questa famosa profezia riguardante il Cristo non è stata accolta tuttavia dai potenti violenti e spesso è stata ignorata anche dalla gente comune

È lecito perciò chiedersi se non avesse visto giusto Ernest Hemingway che aveva premesso queste parole a un suo romanzo: Il libro si chiama Addio alle armi; e se togliamo tre anni c’è stata quasi di continuo l’una o l’altra guerra, da quando fu scritto

C’erano sempre persone pronte a domandarsi perché costui si preoccupa tanto e ha l’incubo della guerra, ma, dal 1933, forse è visibile che uno scrittore deve interessarsi di quel perpetuo e oppressivo, sporco delitto che è la guerra

Avendone fatte troppe di guerre, ho certamente dei pregiudizi in materia e spero averne molti

Ma è ragionata convinzione dell’autore di questo libro che le guerre vengono combattute dalla miglior gente che c’è, in un paese, o diciamo da una media dei suoi abitanti (quantunque avvicinandosi ai luoghi dove si combatte la gente che si incontra è sempre più quella migliore); le dirigono invece, le hanno provocate e iniziate rivalità economiche precise e un certo numero di porci che ne approfittano

Sono convinto che tutta questa genia pronta ad approfittare della guerra, dopo aver contribuito alla sua nascita, dovrebbe essere fucilata, il giorno stesso che essa incomincia a farlo, da rappresentanti legali della brava gente candidata a combattere

Certo, il linguaggio di Hemingway è forte

Ma più forte è il grido di paura e fortissimo l’urlo silenzioso della morte per fame e sete dei bambini coinvolti in tutte le guerre scatenate da “un certo numero di porci che ne approfittano”

Giobbe ripropone la sua umile domanda coraggiosa: “E Tu che fai, sei sordo?” © Riproduzione riservata Roberto Tondelli (Libertà Sicilia, 10/2019)

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