Riflessioni

LA LACUNA

Il migliore dei mondi Che sia proprio questo il mondo celebrato nella canzone «Volare» da Domenico Modugno nel 1960? L’uomo moderno, anzi postmoderno, vanta a ragione le proprie conquiste in una società in cui la «techne» sembra dominare gli elementi del mondo, domati dalla tecnica, o così pare. L’uomo «Sapiens Sapiens» esalta la propria «conoscenza» (l’epistème greca) che è pure il proprio «know how» (letteralmente, il sapere come fare/organizzare le cose). E il risultato non può che essere eccezionale. Ecco, pertanto, un mondo preciso, dove il «sistema» sembra funzionare in modo ottimale, in cui la modernità ha addirittura superato se stessa. Le «App» sono sempre più raffinate. Siamo diventati esatti come le email, che partono e arrivano esattamente. Siamo diventati precisi come orologi svizzeri. Le molecole che si scoprono e si utilizzano in ambito farmaceutico sono sempre più mirate ed esatte. L’ingegneria della rete consente comunicazioni ultraveloci e ultraprecise. Che sia dunque proprio questo il mondo da sogno celebrato nella canzone «Volare» da Domenico Modugno nel 1960? Eccone un brano: «Penso che un sogno così non ritorni mai più / Mi dipingevo le mani e la faccia di blu / Poi d’improvviso venivo dal vento rapito / E incominciavo a volare nel cielo infinito / Volare oh, oh / Cantare oh, oh». Il rapimento «improvviso» dell’uomo che canta è dovuto a un «vento» non meglio precisato. Può essere un vento di tramontana o uno scirocco o un maestrale… che genera però l’«improvviso», quindi l’inatteso, l’imprevisto. Poi d’improvviso l’invasione di locuste in tutta l’«Affrica» Orientale. Poi d’improvviso il coronavirus che è molto peggio della peste di manzoniana memoria. Poi d’improvviso la guerra in Africa e Oriente e Medio Oriente. Poi d’improvviso milioni di dati personali sono nella mani di chi li può utilizzare per i propri scopi, non sempre nobili e altruistici. Poi d’improvviso si sciolgono i ghiacciai e il problema climatico diventa urgentissimo. Poi d’improvviso, mentre stai facendo l’operazione in banca, i computer si bloccano e, se ti va bene, devi tornare domani. Poi d’improvviso il vicino di casa ammazza la moglie, i due figli e si suicida. Poi d’improvviso … Così «d’improvviso» il migliore dei mondi si trasforma in un incubo diurno e quotidiano, dal quale non è facile svegliarsi. È come se nella nostra civiltà moderna, anzi postmoderna, precisa, esatta, svizzera, qualcosa fosse andato storto. È come se mancasse qualcosa di estremamente importante. Può tornare utile una storia narrata da Plutarco. Due amici ricevettero la notizia della morte di un loro comune amico. Corsero a casa sua e trovarono il corpo del caro amico sdraiato sul divano di casa come se dormisse. Lo fissarono e osservarono che ogni parte del suo corpo sembrava essere intatta. Sembrava proprio vivo, tanto che i due non riuscivano a credere che non lo fosse. Allora si misero ciascuno ai lati dell’amico sdraiato e ne tirarono su il corpo, invitandolo ad alzarsi. Ma il corpo ricadde sul pavimento come un lenzuolo sgualcito. Lo scossero gentilmente e lo sollevarono sui suoi piedi una seconda volta. Ma il corpo ricadde ancora a terra. E mentre lo adagiavano piano di nuovo sul divano, uno dei due osservò: «C’è qualcosa che gli manca dentro». Nella vita di molta gente oggi manca qualcosa. Le cose esterne appaiono perfettamente al loro posto e ben funzionanti (quando funzionano), eppure «dentro» manca qualcosa di straordinariamente importante. Un giovane abbiente si avvicina a Gesù e gli elenca i comandamenti osservati da sempre e poi gli dice: «Che mi manca ancora?» Gesù gli risponde: «Una cosa ti manca…». In una occasione Gesù dice ai discepoli: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?» Che cosa «manca» a chi vive per farsi tatuare? Che cosa «manca» a chi passa da una femmina all’altra o da un maschio all’altro? Che cosa «manca» a chi accumula tesori in borsa in tempi di strage? (Il coronavirus fa crollare la borsa, quindi se compri oggi compri al ribasso e fra un po’ di tempo, quando tutto sarà finito, le stesse azioni voleranno e tu ti arricchirai). Eppure i conti non tornano. Quando Modugno cantava «Volare» il mondo stava diventando di plastica. Gino Bramieri ripeteva a Carosello: «E mò, e mò…» e citava una nota azienda di plastiche, prima che i mari e i fiumi si riempissero di plastica, insieme alle pance dei pesci. Prima che nel nostro stesso sangue scorressero molecole di plastica, come ci dicono «gli esperti» del migliore dei mondi. Eppure qualcosa «manca» in questa precisa società. Anzi, va tutto bene. È tutto sotto controllo. Marilyn Monroe continua a cantare «Bye, Bye, Baby». Roberto Tondelli (cnt2000@alice.it)

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